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domenica 4 ottobre 2009

Genoa guastafeste!



Dopo 20 giorni, il Genoa torna finalmente alla vittoria. I 3 punti di Bologna sono un'autentica panacea, soprattutto per il morale della squadra, e per rinfrancare la convinzione di tutto l'ambiente dopo le recenti battute d'arresto. La trasferta emiliana non si presentava delle più agevoli, vuoi per la mezza dozzina di infortuni, vuoi per gli impegni ravvicinati e per un ambiente, quello bolognese, euforico in virtù del punto strappato alla Juve. Ottima, quindi, la prestazione del Grifo che rovina la festa al centenario Bologna. E ora mai più sosta fu più benedetta: adesso è il momento di rifiatare e di godersi questo buon risultato.
E andiamo di pagelle...

Amelia: 7. Che portiere! Basterebbe questo semplice commento per farsi un'idea della sua prestazione. E' chiamato in causa due volte e risponde presente: miracolosa la respinta su Zalayeta ad inizio ripresa. Da nazionale.

Esposito: 6. Prestazione sufficente. Deve acquistare fiducia e i minuti giocati sono l'unico modo per farlo. Il fisico da giannizzero lo aiuta sul gioco aereo, ma lo penalizza nell'uno contro uno. Ingenuo il placcaggio su Di Vaio che avrebbe potuto procurare l'ennessimo rigore. Deve entrare ancora negli schemi del mister. In crescita.

Bocchetti: 6,5. Dopo pochi minuti fa un liscio clamoroso che manda Zalayeta verso Amelia. Poi alla lunga esce fuori e gioca con puntualità. Dopo l'infortunio, il timore era quello di ritrovarlo un pò opaco, invece dimostra esperienza da vendere nonostante la giovane età. L'imminente convocazione in nazionale lo testimonia.

Moretti: 6,5. Che dire: si sta adattando in un ruolo non suo. Solo questo basterebbe per sottolineare il suo sacrificio. Ogni tanto, purtroppo, lascia troppo spazio a Di Vaio e la difesa traballa. Nel complesso, però, la sua prestazione è positiva. Professionista.

Mesto: 6. La sua partita finisce in anticipo: inspiegabile la decisione dell'arbitro Gervasoni in occasione della sua espulsione. Fino a quel momento la solita partita generosa: tanta corsa con qualche pallone perso di troppo.

Kharja: 7. Finalmente. A Siena spesso faceva la differenza e a Bologna si è rivisto il giocatore ammirato in questi anni. Qualità e quantità, unite a corsa e sacrificio. Realizza il rigore del vantaggio e salva un goal sull'accorrente Zalayeta. Fa girare palla con precisione e diventa il sultano del centrocampo. Recuperato.

Milanetto: 7. Il Mila è il Mila! Polemico ad oltranza, tanto che a volte pare di essere in un talk show televisivo. Ma è il cervello del centrocampo genoano. In una partita a ritmi bassi, riesce a dettare perfettamente i tempi della partita. Mette palle negli spazi e fa respirare. Delizioso.

Modesto: 6. Si vede poco, ma ha il grande merito di partecipare alla bellissima azione del raddoppio. Suggeritore.

Sculli: 6,5. Il sultano della Locride colpisce ancora! Non ci sono carati per stabilire la sua preziosità. Colpisce la facilità con cui stoppa palloni difficilissimi e la puntualità con cui si presenta sul secondo palo in occasione del raddoppio. Stoico. (Dal 25'st Tomovic: 6. In quale ruolo deve giocare questo ragazzo? Lasciamo a Gasperini la soluzione del rebus. Fino ad allora godiamoci lo slalom gigante del serbo in occasione del definitivo 1-3).

Floccari: 7. Nessun dubbio, questa volta, sulla sua prestazione. Mette lo zampino sia sul primo, che sul secondo goal. Accorcia come vuole il mister e finalmente tiene palla come ai tempi di Bergamo. Non segna, ma la sua è una partita di sacrificio per la squadra. Generoso. (Dal 17' st Zapater: 6. Stenta ad entrare in partita, ma ha il merito di spegnere le sofferenze genoane nel tempo di recupero. E sfiora addirittura la doppietta!).

Palladino: 7. Semplicemente il più importante recupero del Genoa! E' il giocatore in campo con più alto tasso tecnico. E si vede: dal suo tacco parte l'azione del raddoppio. Prende più botte che l'orso e non si lamenta. Spesso nasconde il pallone agli avversari, per farlo rivedere solo quando sventaglia dall'altra parte del campo. Illusionista. (Dal 5' st Palacio: 6. Ha la sfortuna di entrare solo due minuti prima dell'espulsione di Mesto. Saltano gli schemi e Rodrigo si trova a sostenere da solo il peso di tutto l'attacco. Corre e si impegna, ma non era la sua partita. Jellato).

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venerdì 2 ottobre 2009

Troppo forte il Valencia...


Valencia - Genoa, seconda giornata del gruppo B di Europa League. Il Grifo esce dallo Stadio Mestalla con una sconfitta tutto sommato onorevole. Una partita strana, in cui i rossoblù avrebbero potuto portare a casa almeno un pareggio ma che, onestamente, avrebbero potuto anche perdere con un pesante passivo. Alla fine il risultato è 3 a 2 per gli spagnoli, che hanno agguantato il vantaggio su calcio di rigore a pochi minuti dalla fine.
Ecco le pagelle.

Amelia: 7. Se il Genoa non esce da Valencia con le ossa rotte lo si deve in gran parte a lui. Decisivi due suoi interventi nel finale di partita su Villa e Silva. Provvidenziale.

Papastathopoulos: 5,5. Alterna ingenuità sconvolgenti ad iniziative assolutamente pregevoli. Un esempio? Ad inizio ripresa si dimentica del pallone e permette a Silva di battere tranquillamente a rete. Pochi minuti dopo, però, è autore di una bella veronica che costringe Mathieu al rigore. Emblematico.
Dal 30’ s.t. Milanetto: 6. Entra a fine partita per rinforzare il centrocampo, ma purtroppo due minuti dopo il suo ingresso il Valencia fa il terzo gol.

Moretti: 6. Torna nella sua Valencia con la fascia di capitano. Gioca da centrale, ma marca da esterno. E i risultati si vedono: a Silva e compagni sembrano un invito a nozze le autostrade che si aprono di fronte ad Amelia. Fuori ruolo.

Bocchetti: 6,5. Il migliore della difesa. Soprattutto all’inizio del primo tempo tiene su la baracca. Ottimi anticipi e palla in tribuna quando il caso lo richiedeva. Recuperato.

Tomovic: 4,5. Si fa notare solo per un cross a metà primo tempo. Poi ci si accorge di lui solo quando perde palla. È un capitale su cui la società ha investito e quindi va valorizzato. Per questo il voto è generoso di mezzo punto abbondante. Acerbo.
Dal 12’ s.t. Sculli: 6. È costretto a giocare da difensore e non può far salire la squadra come al suo solito. Al pari di Rossi è uno dei jolly su cui il Gasp può sempre contare. Polivalente.

Zapater: 6. È il Cavaliere oscuro del centrocampo genoano. Non è appariscente, ma il suo lavoro è di pura interdizione. Ogni tanto perde qualche pallone di troppo, ma là in mezzo è lui a portare la croce. Non si può pretendere che canti pure. Faticatore.

Karjha: 5,5. Il marocchino è ancora molto imballato. Non ha nelle gambe i ritmi della partita: ogni tanto si eclissa dal gioco e regala palloni in quantità. Ma subito dopo recupera palle preziose. Altalenante.

Modesto: 5. Un passo indietro rispetto alle precedenti apparizioni. Dovrebbe dare quella spinta che permette al gioco di Gasp il pieno sfruttamento delle fasce laterali. Invece perde palloni a mitraglia e gioca quasi sempre nella propria metà campo. Da rivedere.
Dal 14’ s.t. Esposito: 4. Spiace dargli un voto così severo, ma non si può fare altrimenti. Il cartellino giallo per il suo intervento da rigore su Villa la dice tutta: lo spagnolo stava scivolando lateralmente. Perché tentare la scivolata in quel modo? Un errore che costa caro a lui ma soprattutto al Genoa.

Mesto: 5,5. Corri Domenico, corri. E forse è questo il suo errore. Corre spesso a caso e quando riceve palla è poco lucido nel smistarla. Anche lui perde troppo palloni, impedendo alla manovra genoana di ripartire. Frenetico.

Floccari: 5. L’ex atalantino non ha ancora capito come funziona il gioco del Gasp. È troppo fermo sulla linea dei difensori avversari, ripega poco e non dà profondità alla manovra rossoblù. A suo merito, però, va attribuita la bella girata che porta in vantaggio il Genoa. Speriamo che il gol su azione gli sia da sprone.

Palladino: 6,5. Il Palla c’è. Non ha ancora la gamba dei momenti migliori, ma è l’unico che fa rifiatare la squadra quando la pressione del Valencia si fa a dir poco insopportabile. Tiene la palla, dribbla e rilancia l’azione. Recupero importante.

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domenica 27 settembre 2009

La calma è la virtù dei forti



E ora inizia il momento dei raffronti. L'anno scorso alla sesta di campionato il Genoa aveva collezionato 9 punti, quest'anno, invece, ne ha 10. Uno score migliore, soprattutto se si tiene conto anche della qualificazione in Europa League. Ma i mal di pancia di Gasperini e le due sconfitte in una settimana creano qualche perplessità nell'ambiente rossoblu. La qualificazione europea era assodata già a maggio, un anticipo tutto sommato sufficiente per allestire una squadra in grado di scendere in campo ogni tre giorni. Il Gasp, invece, ha fatto capire in più di una circostanza che questa è la squadra che gli hanno dato, non quella che voleva. E allora, ma forse è un'ansia eccessiva, viene da chiedersi se i malumori del mister siano messaggi alla società, una preoccupazione reale o una cautela per le future battute d'arresto. Sta di fatto che il Grifo nei prossimi 7 giorni verrà chiamato a due trasferte impegnative: Valencia e Bologna. E' quindi necessario serrare i ranghi per rifiatare poi durante la sosta.

La sconfitta di Udine, a differenza di quella di Verona, arriva dopo una prestazione accettabile. La squadra è sempre stata in partita, ha giocato, e con Crespo e Palacio ha sfiorato il goal in almeno due occasioni. Indubbiamente le sostituzioni forzate di Biava e Criscito hanno alterato i piani tecnici, ma il Grifo non ha mai dato la sensazione di soffrire troppo la squadra di Marino. Ogni tanto però la difesa sbanda e già nel primo tempo, infatti, Pepe si è trovato solo davanti ad Amelia. Nella ripresa si può reclamare per un rigore netto non concesso da Trefoloni, ma le recriminazioni stanno a zero. La retroguardia rossoblu, che con 10 goal subiti in sei partite viaggia con più di un goal subito a partita, cede solo nel finale di partita sotto i colpi di Di Natale e Pepe.

Peccato. Un punto ad Udine avrebbe mosso la classifica e permesso di preparare la prossima settimana con più serenità. Non è il caso di far drammi, ma soprattutto è opportuno guardare in casa propria e non crearsi assurde ansie. A mio avviso la squadra ha enormi margini di crescita: del resto anche lo scorso anno il Genoa patì un andamento irregolare ad inizio campionato. Ma poi tutti sappiamo come è andata a fine. La calma è una virtù dei forti...

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venerdì 25 settembre 2009

La Juve stoppata...


Dopo il brusco stop patito a Verona, il Grifo riparte dalla Vecchia Signora. A Marassi arriva la Juve di Ciro Ferrara, e sono subito scintille. Vuoi perché tra il Gasp e il ct bianconero non scorre buon sangue, vuoi perché le partite contro i Gobbi sono sempre particolari e soprattutto perché il Genoa dopo 5 minuti è già in svantaggio.
Bello il cross su cui Camoranesi fa velo al limite dell'area e botta di Iaquinta che si insacca alla destra di Amelia. La Nord è in sciopero per protestare contro la tessera del tifoso e la Juve nei primi 15 minuti rischia già di chiudere la partita, ma la misericordia di Amauri tiene il Grifo nel match.

L'inizio è traumatico, ma con il passare dei minuti il Genoa prende le misure alla Juventus. A centrocampo si sente comunque l'assenza di Juric, mentre al centro dell'attacco Floccari deve ancora riprendersi dal duplice infortunio muscolare. La manovra risulta così prevedibile e soprattutto troppo lenta. Eppure il Grifo sulla prima vera azione agguanta il pareggio: sulla sinistra Sculli lavora un buon pallone, salta Poulsen e sul cross a centro area Mesto sovrasta Grosso. Zuccata terrificante che Buffon guarda immobile entrare in rete.

La ripresa è un' autentica sofferenza. L'ingresso di Crespo dà più profondità alla manovra genoana, ma a metà campo Melo, Marchisio e Poulsen recuperano un sacco di palloni. Il Genoa spesso si chiude, ma non dà l'impressione di strizzare l'occhio al catenaccio. Gasperini capisce il momento di difficoltà e fa entrare Papastathopoulos e Karjha.
Sulle palle inattive i bianconeri sono devastanti come bombe al fosforo e sul tapin di Iaquinta è il guardalinee a salvare il Genoa. E così il Grifo dispiega la ali: in una delle rare sortite offensive arriva il sorpasso. Mesto, in veste superstar, crossa teso per Crespo e l'ex interista, tra Chiellini e Legrottaglie, gira di testa all'incrocio: un gol da attaccante puro che da solo vale il prezzo del biglietto.

Vincere così sarebbe stato il massimo, soprattutto se si tiene conto del secondo gol annullato a Chiellini: vedere i molti tifosi juventini con il gol strozzato in gola non ha prezzo. Comunque questa è un'altra storia. Infatti il pareggio arriva quasi allo scadere. Sulla punizione di Grosso la difesa rossoblù decide di marcare a zona, forse sarebbero stati più efficaci i blocchi, e Chiellini mette Trezeguet solo davanti alla linea di porta.
Finisce 2 a 2: un ottimo punto contro una delle pretendenti allo scudetto!

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domenica 20 settembre 2009

Torta di riso? Finita...



Il Genoa scende dalla giostra e misura al Bentegodi i suoi limiti. Dopo le ottime gare disputate in questo primo scampolo di campionato, la sconfitta patita a Verona fa davvero male, soprattutto per la qualità della prestazione offerta e per le enormi ingenuità che ne hanno da subito compromesso il risultato. Gasperson ricorre ad un robusto turn over: Rossi, Sculli e Crespo sono in panchina, mentre Zapater e Moretti addirittura a Pegli. Il risultato, però, non è paragonabile al primo esperimento di Bergamo: dopo una manciata di minuti, infatti, Biava prende a braccetto lo statuario Bogdani, l'attaccante albanese si lascia cadere come fosse di marzapane e Rocchi non può far altro che fischiare il penalty. Rigore generoso, ma giusto, che Marcolini spedisce alle spalle di Amelia.

Che non fosse giornata lo si è immediatamente intuito. Il centrocampo genoano è parso da subito un cocktail di pesantezza e cazzate: Kahrja e Milanetto si occupavano di rallentare la manovra, mentre Fatic e Tomovic di far recuperare pallone agli avversari! L'esercito della salvezza rossoblù perfeziona l'operazione recupero-Chievo dopo appena 6' di gioco: la premiata ditta Fatic-Papastathoupolos-Amelia, infatti, regala a Bogdani la palla del 2-0 con un'incomprensione degna del miglior teatro dell'assurdo!
Ci sarebbe tutto il tempo per ribaltare, ma il gioco del Grifo è a dir poco stitico. Palacio è l'unico a dare un pò di ordine alla manovra, ma Tomovic non è dello stesso avviso. Sul fronte di attacco Floccari non accorcia, mentre sulla sinistra Fatic si scarta da solo. Se a questo aggiungiamo il primato blucerchiato, sarà facile per ogni lettore immaginare lo stato di frustrazione con cui scrivo queste parole!

A riaccendere la speranza ci pensa nel secondo tempo Yepes, che non è un giocatore del Genoa, ma bensì un difensore del Chievo. Probabilmente confuso dal ritmo amatoriale di Milanetto & company, il colombiano crede di giocare una partita tra vecchie glorie e sul cross di Sculli si trasforma in alzatore: sul rigore ineccepibile fischiato dall'arbitro, Floccari trasforma e riapre la partita. Ma a spegnere nuovamente la flebile fiammella della speranza, arriva inesorabile il 3 a 1: lungo lancio di Bentivoglio, sponda di Granoche e Pellisier chiude la partita. Ma il copione, che qualunque sceneggiatore avrebbe ritenuto concluso, concede al genoano un'ultimo travaso di bile: il rigore sbagliato da Floccari!

Il tono burlesco non tradisca la sostanza: il Genoa perde, ma poche recriminazioni: non si cancella di colpo quanto di buono fatto finora! La sconfitta brucia, ma non tutti i mali vengon per nuocere...

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giovedì 17 settembre 2009

Sic et simpliciter


Si sprecano gli aggettivi per definire questo Genoa. Non è il caso di fare voli pindarici, ma semplicemente opportuno godersi il momento, con la consapevolezza che il Grifo sta mettendo fieno in cascina in previsione di un lungo inverno. Se la sfida con l'Odense rappresentava l'antipasto, la gara contro lo Slavia Praga era la prima vera portata d'Europa. E per chi allo stadio è sempre andato, anche nei tempi bui, la fame era e rimane gargantuesca. A dir poco implacabile.

Dopo 5' il Genoa è già in vantaggio: punizione di Zapater e palla che si insacca a fil di palo. Il ragazzo di Saragozza merita un elogio particolare, è la vera Pasionaria del centrocampo rossoblù. Ad ogni avversario, mentre morde le caviglie, pare urlare: No pasaran, no pasaran! Ma lo spagnolo ha anche piedi buoni e lo testimoniano le due gemme su punizione. La cronaca della partita, a dire il vero, non offrirebbe grandi spunti: dopo il goal, il Genoa fa girare bene palla, rischia qualche cosa su qualche alleggerimento, ma tutto sommato gestisce bene la partita fino al raddoppio di Sculli. Si va al riposo sul risultato di 2-0.

Ciò che fa felice, soprattutto il genoano medio abituato a slogan tipo Fino all'ultimo by pass, è la tranquillità con cui la squadra sa gestire il match. La capacità di controllare agevolmente l'avversario non farà la fortuna dei cardiologi genovesi, ma sicuramente il bene di paganti e abbonati. La squadra del Gasp, infatti, non rischia nulla neppure nel secondo tempo, ma anzi sfiora il colpo del definitivo k.o in almeno due occasioni.

Mi piacerebbe compilare le pagelle, ma mi limito all'agiografia di due soli giocatori: Amelia e Palacio. Negli ultimi 3 anni Rubihno aveva garantito un buon rendimento tra i pali, ma nelle uscite rischiava sistematicamente o il trauna cranico o andava a farfalle. Per non parlare dei rinvii che, nel 90% dei casi finivano in tribuna. Oggi il Genoa ha un portiere che gioca da libero, para e azzecca i tempi delle uscite senza finire al centro traumatologico di san Martino! Una buona permuta.
E infine la trenzeta di Bahia Blanca. La Nord lo ha già eletto a beniamino: Pa-Pa-Palacio goal! Quando parte palla al piede è inarrestabile, dall'esterno si accentra, crea superiorità e da lui partono quasi tutte le azioni pericolose. Non ho parole per battezzarlo se non il nomignolo che gli affibbiarono a Banfield per le sue enormi dimensioni: El pene!

Non ci sarebbe altro da aggiungere, se non un piccolo pensiero beffardo per tutti quei gufi che hanno acquistato la scheda di Mediaset Premium...e lascio ad ogni genoano la più ampia libertà di concludere la frase!

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lunedì 14 settembre 2009

Poker Genoa!



Amelia 6,5. Preciso e attento, copre bene tra i pali e da sicurezza al reparto difensivo. Si fa trovare pronto sulla bomba ravvicinata di Pià e intelligentemente non stende Hamsik in occasione del vantaggio partenopeo. Ogni tanto battezza fuori palloni su cui Brividihno si schiantava sul palo. Ha piedi precisi come il calibro e da portiere si trasforma in assist man: suoi i suggerimenti per Sculli e Mesto.

Biava: 6.5. Parte come esterno, ma a metà primo tempo Gasperini lo sposta al centro della difesa. Incrocia il fioretto con Quagliarella e ne esce quasi sempre vittorioso. Unico neo: lo spazio che lascia allo scugnizzo in occasione dell’assist per Hamsik. Gioca sull’anticipo e spesso è ruvido come pasta abrasiva. Attento e prezioso: sta vivendo una seconda giovinezza.

Moretti 6.5. È un uomo di esperienza e si vede, soprattutto nel secondo tempo! È il clone di Biava, anche somaticamente, e si fa apprezzare come la sua omonima birra. Acquisto azzeccato.

Papastathopoulos 7. Col greco non si passa! Ora che parla un rudimentale italiano riesce a comunicare con i compagni in campo. Sbaglia pochissimi passaggi e quando parte palla al piede pare un treno merci in transito: inarrestabile. Epiche le sportellate con cui neutralizza alcune discese di La vezzi, intelligente a non stenderlo quando lo salta. Un ragazzo di ottime prospettive.

Rossi 7. Il capitano è semplicemente commovente. Snocciola un’altra prestazione tutto polmoni: è in difesa, a centrocampo e in attacco. In certi momenti si ha la sensazione che sia uno e trino: insomma un po’ come il suo divino omologo! Fa la diagonale con la precisione di un in geniere nucleare. Un consiglio al Sindaco Vincenzi: facciamogli un monumento sotto la Lanterna!

Milanetto 5. Pascola nel cerchio di centrocampo con la stessa velocità con cui Gesù Cristo saliva il Golgota. Forse sono le stigmati o le ernie che lo affliggono da tempo la causa dell’effetto slow motion che lo ammanta. Polemizza sempre con il pessimo Tagliavento: merita un’insufficenza generosa solo per questo.
dal 32’ s.t. Kharja 6. Non è vero che stia facendo il Ramadan! A Pegli si vocifera che vada pazzo per il panino al cotto 5 del mitico Molly Malones. E i risultati si vedono: la XL rossoblù gli va appena giusta. Buona la discesa da cui scaturisce il rigore del definitivo 4-1.

Zapater 7. Ha la furia della Saragozza violata dai falangisti di Franco! È il Durruti del centrocampo rossoblu: corre, contrasta, tira e sfiora pure il goal. È prezioso come i diamanti della Sierra Leone. Interpreta il ruolo con spirito operaio. Ha piedi buoni e dinamismo. Di grandi prospettive.

Criscito 6. Finchè il divo Tagliavento non decide di cacciarlo dal campo è autore di una buona gara. Scalda le mani di De Sanctis con una V1 diretta all’incrocio. Un po’ ingenuo nel mandare a quel paese il direttore di gara. Ma se l’avesse fatto Totti?

Mesto 6.5. È il Giano bifronte del Grifone. Da centrocampo in giù sbaglia un sacco di palloni, mentre nella metà campo avversaria è devastante come le bombe al fosforo. Corre come un mezzofondista e appoggia di giustezza un fulmine alle spalle di De Sanctis. Tarantolato.

Floccari 6. È l’alfiere che fa salire la squadra e allarga il gioco sulle fasce. Ogni tanto attrae su di sé 4 difensori aprendo spazi alle ali. Svolge un ruolo di sacrificio e si fa trovare pronto dagli 11 metri.
dal 13’ s.t. Crespo 6.5. Idem come sopra. Mezzo voto in più per il bellissimo goal che chiude la partita già al 75’: un colpo di biliardo!

Sculli 6.5. È un uomo d’onore: dopo il fallo omicida di Campagnaro su Amelia aveva giurato vendetta. E così è stato. Sul rinvio del portiere genoano si intrufola nella difesa napoletana e finge una raffica di shrapnel alle gambe. Cade, si conquista il rigore e ristabilisce la parità numerica. Baciamo le mani!
dal 1’ s.t. Palacio 7. È davvero una Joya. Il suo codino fa impazzire Aronica, quando parte palla al piede è incontenibile. Si muove dall’esterno e si accentra, tagliando come una fetta di burro la retroguardia partenopea. Splendido il suo assist per Crespo, incredibile quando retrocede al limite dell’area rossoblu per recuperare palla. Bellissimo!

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lunedì 31 agosto 2009

Cinico e rapace: il Grifo passa a Bergamo



Niente ansie e nessuna paura. Questa, in soldoni, la sintesi della vittoriosa trasferta in terra bergamasca. Dopo il pareggio in Danimarca, la partita con La Dea si presentava a rischio: il turn over, infatti, si imponeva per dare respiro ai giocatori finora più utilizzati e le partite allo stadio Atleti Azzurri d’Italia, poi, sono sempre state ostiche al Grifone per tradizione. Ma la banda di Gasperini è ormai abituata ad infrangere tabù. Era questo, quindi, l’animo con cui il tifoso genoano si apprestava alla partita: non rassegnazione, ma consapevolezza che un’eventuale sconfitta, tutto sommato, non sarebbe stata assolutamente un dramma.

Che dire, la prima frazione di gioco è stata davvero brutta. Il Grifo ha badato soprattutto a non prenderle, lasciando alla squadra di Gregucci uno sterile possesso palla e andando in goal con Moretti sull’unico tiro effettuato nella porta di Consigli. Il secondo tempo è stato forse un po’ più vivace ma, da un lato l’incapacità dell’Atalanta di concretizzare, e dall’altro l’interesse rossoblu di addormentare la gara, hanno fatto calare sullo spettatore di Sky un profondo stato di torpore!
Le occasioni comunque non sono mancate, sia per l’Atalanta, che ha trovato sulla sua strada un super Amelia, sia per il Genoa, che invece avrebbe potuto capitalizzare meglio alcuni contropiedi.
Finisce 0-1, Genoa a punteggio pieno e una sosta che arriva al momento giusto: soprattutto per recuperare i molti infortunati, falcidiati da questo anomalo inizio di campionato.

E ora una nota del tutto personale. Non credo di aver mai assistito con tanta calma ad una partita del Genoa. Non riponevo molte aspettative, un pareggio per me sarebbe già stato oro, ma i ragazzi che sono andati in campo, vedi Fatic e Tomovic, non hanno certamente sfigurato. La vittoria di Bergamo, per tanti versi, mi ha riportato alla mente i 3 punti ottenuti la scorsa stagione a Verona. Una rondine non fa primavera, e non illudiamoci che le due vittorie consecutive siano il metro con cui guardare al campionato: sarà una stagione dura e con molti impegni. Ma vincere fa sempre bene…

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venerdì 28 agosto 2009

Missione compiuta



Nella città di Andersen, prosegue la favola rossoblù. Il ritorno del preliminare di Europa League si è rivelato più difficile del previsto, soprattutto a causa del forfait di Crespo e dell'infortunio di Juric dopo pochi minuti. Difficile fornire un commento alla partita, soprattutto per chi come me ha sofferto per radio. Ecco così una collezione dei vari stati d'animo succedutisi nell'arco dei novanta minuti.

Il Grifo, che poteva contare sul vantaggio dell'andata, ha impostato la partita nel miglior modo possibile: attraverso le parole di Pinuccio Brenzini ho potuto intuire le mosse di una squadra che, non disdegnando il gioco offensivo, ha saputo difendersi con ordine senza concedere molto ai danesi. Al 15' non ce l'ho più fatta: mi sono alzato dal divano e ho iniziato a camminare nervosamente lungo il viale antistante casa. Nell'istante in cui i vicini stavano chiamando l'Aster per l'asfaltatura del tracciato da me percorso, Lucho ha segnato. Ma nella porta sbagliata.
Ho spento la radio, l'ho gettata nel bosco e, incazzato come una vipera, ho provato a distrarmi con Super Quark: un'interessante documentario su capodogli e calamari giganti ha funzionato a mo' Xanax.

Ma, nonostante la volontà di sottrarmi al martirio, le notizie da Odense mi giungevano via cellulare. Mentre per tv infuriava la battaglia tra orche e balene, il mio fedele compagno di gradinata mi ha inviato il seguente sms: Criscito re di Genova. Rinfrancato dal messaggio, anche mio padre che fino a quell'istante aveva deciso di preservare le proprie coronarie, ha voluto sintonizzasi su Telenord per verificacare l'autenticità della notizia: il faccione gaudente di Giulio Vignolo ci ha confermato il pareggio. A quel punto l'Odense avrebbe dovuto segnare due goal per protrarre lo scontro ai supplementari e inebriato dal sapore di Europa ho addirittura aiutato mia madre a stendere i panni bagnati: roba da Genoa!

Il secondo tempo è stato praticamente all'insegna della tranquillità: terminato il documentario, con un solo pensiero in testa ho visionato le foto delle vacanze: mai più partite in FM!
Una tortura che infrange la carta dei diritti del tifoso!

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giovedì 27 agosto 2009

Buona la prima!



Cambiano gli interpreti, ma la musica rimane la stessa.
Dopo le fatiche di Europa League, Gasperini opta per un mini turn over: fuori Bocchetti (infortunato), Milanetto, Criscito, Palacio e Figueroa, e spazio al Papa greco, Zapater, Modesto, Rossi e Crespo. E' la Roma di Spalletti il primo avversario ad incrociare le baionette con il Vecchio Balordo: una squadra che, seppur in difficoltà societaria, sa vender sempre cara la pelle.

E così è stato anche in questo esordio del campionato 2009/10. A differenza della gara europea, a centrocampo Zapater ha saputo dare maggior consistenza, mentre Papastatopoulos ha ben sostituito Bocchetti; Mesto, invece, schierato come esterno di attacco, non ha saputo offrire lo stesso rendimento di Palacio. La difesa, orfana di un vero centrale di ruolo, ha tenuto botta. Ma è altresì vero che, giocando spesso sul filo del fuorigioco, ha spesso lasciato spazi che Totti non ha trasformato solo grazie alle prodezze di Amelia. Sulla mediana Juric ha spesso pasticciato, mentre in avanti Crespo è spesso rimasto troppo isolato. Il bomber argentino ha svariato su tutto il fronte di attacco, sfiorando la marcatura in diverse occasioni.

Ma l'nerzia della partita, e inutile nasconderlo, è cambiata nel secondo tempo con gli ingressi di Criscito e Palacio: proprio il neo-azzurro ha siglato il goal del vantaggio rossoblù, mentre La Joja ha sistematicamente creato superiorità numerica con i suoi dribbling. Ma dopo la rete, come accaduto contro l'Odense, i ragazzi di Gasperini si sono disuniti, lasciando troppi spazi a Totti, Menez e Taddei. Proprio quest'ultimo ha ristabilito la parità con un tap in sulla linea di porta, mentre il Pupone ha siglato la rete del momentaneo vantaggio giallorosso, con una deviazione fortunosa su tiro di Guberti.

A questo punto il Genoa ha proposto agli oltre 23 mila abbonati ciò che ogni tifoso vorrebbe dalla propria squadra: il carattere. Zapater, padrone del centrocampo genoano, ha pareggiato con una punizione magistrale. Poco dopo, invece, è stato Biava, graziato in precedenza dall'arbitro Morganti, a dare il successo definitivo al Grifone.

Buono l'esordio di campionato, soprattutto se si tiene conto dei numerosi cambiamenti estivi: le potenzialità di questo gruppo sono enormi, i margini di miglioramento altrettanto.
Ci sarà di che divertirsi!

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sabato 22 agosto 2009

Ritorno all'Europa



Dopo 17 lunghi anni, il ritorno del Genoa in Europa riparte da Marassi. Sotto gli occhi di Osvaldo Bagnoli, indimenticabile mister della UEFA che fu, il Grifo riparte per una nuova avventura continentale. Avversari in questo 4° turno preliminare di Europa League, i danesi dell'Odense: una squadra tutto sommato modesta, ma con alcuni volti noti del calcio internazionale. In primis Thomas Helveg, vecchia conoscenza del campionato italiano, in seconda battuta Djemba-Djemba, attaccante già apprezzato dai tifosi del Manchester United e dagli appassionati di Pro Evolution Soccer, e infine Roy Carroll, portiere nordirlandese salito alla ribalta per le sue abitudini manesche!

Terminata scalinata Montaldo, il ricordo è andato inevitabilmente alle sfide che hanno reso leggendario il precedente cammino europeo: Oviedo, Steaua, Dinamo Bucarest, Liverpool e Ajax. Per un bambino che allora aveva appena 11 anni, quelle partite resteranno per sempre scolpite nella memoria. Ma le emozioni per i gol di Branco, Shuravy e Aguilera vanno archiviati sotto la voce “passato”. Il vecchio mercoledì di coppa con mio padre, oggi, cede il passo al giovedì di Europa League. Sentimentalismi che hanno lasciato il posto alla brama di vittoria, non appena l'arbitro francese ha fischiato l'inizio del match.

Il caldo intenso ha finito per agevolare il Grifone che, dopo 8 minuti, si è trovato in vantaggio grazie ad un goal fortunoso propiziato da un tiro di Sculli. La squadra, ancora in rodaggio dopo le cessioni di Milito e Motta, ha stentato soprattutto a centrocampo: dopo il vantaggio, i danesi si sono fatti pericolosi fino a colpire la traversa con un potente tiro da fuori. Il Genoa, viaggiando al 25 % delle proprie potenzialità, ha lasciato intravedere sprazzi di bel calcio, sopratutto grazie alle giocate di Palacio e all'impegno di Figueroa. La difesa, ben guidata da Moretti ha neutralizzato Djemba-Djemba, mentre le uniche difficoltà sono arrivate dalla linea mediana e dallo scarso dinamismo di Milanetto.
Nella ripresa il Genoa ha chiuso il discorso qualificazione, salvo poi riaprirlo da sè medesimo: la doppietta di Figueroa e l'ingenuità di Criscito hanno fissato il risultato finale sul 3-1.

Quello contro l'Odense è stato un buon debutto europeo, soprattutto in virtù delle tante defezioni e della condizione fisica ancora approssimativa. Alcune individualità meritano un'attenzione particolare: Palacio è un ottimo giocatore, capace di puntare l'uomo e di saltarlo sistematicamente, mentre Moretti non fa certo rimpiangere Matteo Ferrari. Lucho ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere estremamente utile alla causa rossoblù. Il rovescio della medaglia, invece, è quello di un centrocampo che, dopo l'era Thiago Motta, è tornato ad essere troppo lento e compassato. Il risultato maturato a Marassi è certamente un bottino non trascurabile, ma il goal subito impone un'attenzione particolare alla trasferta in terra danese.

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mercoledì 29 luglio 2009

Quale stadio possibile?




È stato un video su Youtube a farmi porre veramente la domanda: è necessario a Genova un nuovo stadio? Lo studio in questione, realizzato da Studio r.b.z, prevede un progetto di riqualificazione della Val Bisagno: copertura del torrente, nuovi spazi verdi, ottimizzazione della viabilità con linea del tram, 600 posti moto e 1200 per le auto, ingresso alternativo per i pullman delle squadre e nuovi spazi per le tifoserie ospiti. Condizione necessaria affinché lo sviluppo sia davvero fattibile, ovviamente, è l’abbattimento delle carceri.

Il video circolato in rete pone sicuramente degli interrogativi circa la sua effettiva realizzabilità, soprattutto la copertura del Bisagno e l’alluvionalità della zona destano più di una preoccupazione, ma l’alternativa di un nuovo impianto a Sestri Ponente, lascia comunque non pochi dubbi. L’ipotesi di una Tazza con annesso centro commerciale, del tutto avulsa dal tessuto sociale cittadino, in una zona da sempre congestionata dal traffico, pone con estrema rilevanza la seguente domanda: quale giovamento ne avrebbe la cittadinanza?

Oltre ai guadagni che ne trarrebbero i privati, Preziosi e Garrone in primis, in molti sostengono la bontà di tale causa adducendo un incremento dei posti di lavoro: in tempo di crisi, però, la risposta della città non credo debba passare esclusivamente attraverso l’edificazione, a meno che il tanto pubblicizzato Urban Lab e il concetto di città partecipata non comprendano la Gronda e il nuovo stadio. Quale è il modello che Genova vuole seguire?

Forse sarò il solito bolscevico o anarco-insurrezionalista, ma credo che la città abbia bisogno di luoghi, non di isole. Di posti dove aggregarsi e discutere, non di lager in cui spendere. Perché di questo stiamo parlando: lo stadio è una scusa, il centro commerciale annesso è il vero obiettivo. Ristoranti, negozi e shopping prima della partita, ma di cosa stiamo parlando?
Di ingrossare le tasche di imprenditori già titolari di veri imperi.

È questa l’urbe che vogliamo, una città a misura di macchina e banconota?
Non voglio passare per retrogrado o genoano, ma Genova deve dare un segnale di discontinuità: se la linea europea è quella che conduce all’Emirates Stadium, non è detto che noi si debba seguire lo stesso indirizzo.
L’Italia non è l’Inghilterra, e con un po’ di programmazione si possono raggiungere ugualmente grandi traguardi sportivi. Genoa e Sampdoria, del resto, non sono proprio ai margini del mondo calcistico continentale. Sacrificare la vivibilità cittadina in nome della viabilità o del pallone, beh, non avverrà con il mio assenso.

A proposito: quest’anno ho rinnovato l’abbonamento per l’ennesimo anno!

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lunedì 20 luglio 2009

Lettera a Oliviero Beha

A seguito del commento di Olivero Beha, andato in onda domenica 19 luglio sulla pagina sportiva del Tg3, ho ritenuto opportuno scrivere una lettera in cui esporre civilmente il mio dissenso. Resta invariata la mia stima nei confronti del giornalista.

"Caro sig. Beha,
sono un tifoso genoano ma, soprattutto, un suo estimatore. Trovo i suoi commenti sempre molto accurati e, ahimè, molto veritieri. Proprio in virtù della stima professionale che nutro nei suoi confronti, vorrei esporle le motivazioni per cui il suo ultimo commento, andato in onda domenica 19 luglio 2009 sulla pagina sportiva del Tg3, non mi trova d'accordo.

Vorrei precisare: le sue considerazioni su Moggiopoli mi trovano in piena sincronia. In Italia, purtroppo, si è giustizialisti nell'immediato, ma nella sostanza nulla cambia. E così anche nel calcio, dove i conflitti di interesse che dilaniano il nostro paese, si rispecchiano perfettamente nel rettangolo di gioco. Se ci mettiamo poi la vittoria del Mondiale (un'autentica sventura!!!), tutto il marcio emerso dall' inchiesta di Napoli è stato cancellato con un sol colpo di spugna.
Insomma a farla breve: sono persuaso come lei che nulla sia cambiato.

Sono tifoso, ma non uno sciocco. Rossoblù sono i colori che fin da bambino mi hanno fatto amare il calcio ma, come cittadino, ho il dovere di essere obiettivo. Enrico Preziosi non è certamente un santo, lo dimostra il pastrocchio di Genoa-Venezia e tutte le vicissitudini giudiziarie che ha dovuto sostenere in questi anni. Ma il suo commento, che per contenuti mi trova parzialmente d'accordo, non mi trova affatto allineato, invece, sulle modalità e sulle tempistiche con cui è avvenuto. Il Genoa, a causa degli eventi sopracitati, ha pagato ampiamente e di sua sacca. E ci tengo a sottolineare: giustamente. È altresì vero, però, che chi si macchia di un reato, o di un illecito, non è colpevole per sempre. Scontata la pena, il Genoa ha riniziato la sua risalita.

Io non credo che Preziosi e il Genoa, da come si poteva evincere dal suo commento, siano il simbolo di questo nuovo ciclo, altrettanto marcio, del calcio italiano. Prendiamo ad esempio la Fiorentina: da quando i Della Valle si sono allineati, e ci sono le prove, la squadra si è posizionata sempre tra le prime quattro. Casualità? Se si parla giustamente delle vicissitudini giudiziarie di Preziosi, mi piacerebbe sentire anche della poco etica delocalizzazione operata dalle industrie di Della Valle che, sfruttando la manodopera rumena, riesce a comprare Mutu e Gilardino. Senza dimenticare la collusione con lo scandalo di due anni fà!

A voler essere sintetici: è giusto denunciare il marcio del calcio, ma non mi piaciono i capri espiatori. Se Preziosi è colluso è giusto dirlo ma, ad onor del vero, sarebbe altrettanto giusto denunciare tutto il sommerso pallonaro. Cosa che del resto Lei ha sempre fatto. Il Genoa è vero: la scorsa stagione ha usufruito di favori arbitrali, ma anche la Fiorentina ne ha avuti. Questo non assolve una o l'altra parte: non sopporto l'impostazione tipicamente italiana del "tutti rubano, nessun colpevole". Chi sbaglia deve pagare a prescindere dalle responsabilità altrui.

Ma da un giornalista valido come Lei, invece, avrei gradito uniformità di giudizio nella medesima sede, quella coerenza che la professione giornalistica impone e che permette all'ascoltatore di formarsi l'opinione del reale.

Con cordialità,
Francesco Pedemonte"

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domenica 31 maggio 2009

Fiesta!



Le lacrime del Principe, fossero musica, avrebbero le note malinconiche e struggenti dell'Halleluja di Jeff Buckley. L'ultimo saluto dell' idolo rossoblù non poteva essere indolore nè per il puntero, nè per quel popolo che ne ha cantato le gesta per un anno intero. Il miglior 22 della storia del Grifone lascia un solco incolmabile nel cuore di tutti i suoi tifosi. Se dal punto di vista societario la cessione del bomber argentino può essere giustificabile, le ragioni del cuore seguono itinerari più tormentati e irrazionali, tali da indurre l'uomo della strada a commuoversi per una semplice partita di football. Questo, in sintesi, il finale di un campionato entusiasmante che vede il ritorno del Genoa nelle competizioni continentali. Negli occhi di ogni genoano sono ancora impresse le 4 gemme che hanno permesso al Grifone di superare i cugini nelle due stracittadine. E non solo: il ritorno di Milito, dopo le note vicissitudini che lo avevano costretto al primo addio, aveva un che di riparatorio. Il destino, accortosi della sua beffardaggine, sembrava voler saldare il debito con il Vecchio Balordo. Per questo la partenza di Diego è ancor più dolorosa: i simboli, nel calcio cosiccome nella vita, hanno un forte valore comunicativo e Il Principe, per tutto il popolo genoano era la voce della rivincita.

Ma bando ai sentimentalismi, il calcio non è più affar per vecchi romantici. E allora non resta che spellarci le mani per applaudire l'ennesima vittoria del Grifone. Il 4-1 rifilato al già retrocesso Lecce porta le firme di Jankovic, Criscito e il doppio sigillo di Milito. Il bomber rossoblù si ferma a 24 reti, superato dal solo Ibrahimovic. Per i salentini, invece, è Simone Tir Tiribocchi a siglare il goal della bandiera.
La squadra di mister Gasperini conclude il campionato con 68 punti, raggiunge al 4°posto la Fiorentina, già in Champions per miglior classifica avulsa, e si qualifica per la prossima Europa League. Il bilancio della stagione non può che essere positivo.

Si parlava, infine, di simboli. Dopo 27 anni il Genoa coclude il proprio campionato sopra la Samp: i punti che separano i blucerchiati dai rossoblù sono 22: is magic number!
CIAO DIEGO...


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domenica 24 maggio 2009

Il Genoa è quinto!



Nella sentenza che condannò il Genoa alla serie C, alcune omissioni non permisero di fare chiarezza su un affaire che si sarebbe poi concluso con la retrocessione del Grifone nella terza serie. Mancava un pezzo di verità. A distanza di tre anni il cerchio si chiude: questa volta sul campo.
Il Genoa di Gasperini si impone a Torino e praticamente condanna i granata alla serie B. L'italian style prevedeva zucchero, tanto dolce e una bella torta. Ma di mezzo c'erano vecchie e nuove ruggini: è stata quindi partita vera. Il pareggio della Fiorentina a Lecce, però, non fa che aumentare il rammarico per un finale di stagione altalenante. Vecchie e nuove questioni si diceva, ebbene, per osmosi la memoria del passato sembrava nei piedi degli attuali giocatori rossoblù.
Da subito in partita, il Grifone trova il vantaggio con un rigore di Milito, per poi essere riacciuffato dalla rete di Franceschini. Nel secondo tempo è Olivera, di nuovo su punizione, ad infilare la porta di Sereni. Il tiramolla tra le due squadre continua però con il pareggio immediato di Bianchi. A questo punto della sfida il pari permetterebbe al Torino di giocarsi la serie A contro la Roma e al Genoa di agguantare il 5° posto nell'ultima di campionato. Ma il vantaggio del Lecce contro i viola riproietta immediatamente il Grifone nella metà campo granata, all'inseguimento di una Champions che sembrava irragiungibile e ora di nuovo vicina. Il goal della vittoria arriva così al 45' con il neo-interista Milito: mentre i rossoblù festeggiano, però, arriva la notizia del pari viola in Salento. Fiorentina in Champions, Genoa in Euroleague, Lecce in B e Torino con un piede nel baratro. Questo è lo sport.
Spiace quindi la reazione di giocatori e tifosi granata: la rissa finale ricorda molto quella di Piacenza tre anni orsono. Allora fu il Grifone a perdere i nervi per una promozione sfumata, oggi si invertono le parti. Gianbattista Vico avrebbe parlato di corsi e ricorsi storici, io più semplicemente parlo di quadratura del cerchio.
A buon intenditor...

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domenica 17 maggio 2009

Genoa: do you speak English?



Dopo 18 lunghi anni, il Genoa torna in Europa. Ma la voglia di festeggiare, purtroppo, non è molta. Ad inizio stagione nessuno avrebbe scommesso su un tale piazzamento, va da sè, quindi, che il risultato ottenuto riempa di orgoglio l'intera tifoseria, poco abituata, in questi anni, all'aria di alta classifica. Ma l'altalenante finale di stagione e le insistenti voci di mercato impediscono di godere a pieno questo importante traguardo. Il pareggio casalingo con il Chievo giunge a termine di una settimana che ha sancito l'addio di Milito e quello possibile di Thiago Motta, le colonne portanti di questo EuroGenoa. Ha quindi un sapore agrodolce l'accesso matematico del Grifone alla prossima EuroLeague. In corsa quasi tutto il campionato per un posto nell'Europa dei grandi, il remissivo finale lascia qualche piccolo rammarico: la Fiorentina, dietro al Genoa fino a poche giornate fa, vede vicino il terzo posto che significherebbe Champions diretta. Sarebbe stato bello giocarsela fino alla fine. Peccato.
La partita? Da coma glicemico: dopo il vantaggio di Pinzi, il Genoa riacciuffa il pareggio con un rigore di Milito, passando addirittura in vantaggio con una punizione telecomandata di Olivera. A sancire il definitivo pareggio ci penserà Pellissier, lasciato incredibilmente solo al centro dell'area. 2-2 il risultato finale e Genoa in Europa. Ma la Fiorentina, vittoriosa su una stanca e abbattuta Sampdoria, è troppo distante.
Poche recriminazioni, ovviamente, su una stagione che con ogni probabilità sancirà il secondo miglior piazzamento rossoblù dal dopoguerra. Dopo aver trascorso anni nelle acquitrinose acque del fallimento, dopo aver attraversato stagioni deludenti, dopo la A concquistata e subito perduta, dopo la serie C, ebbene, questa stagione è il coronamento di un progetto che parte da lontano. Il difficile sarà ripetersi, ma a questo penserà la dirigenza che, in questi anni, ha sempre dimostrato di saper allestire rose dignitose e competitive. Ma sono tifoso, ed è quindi mio diritto essere irrazionale: il Genoa del futuro non si costruisce dando via pezzi migliori.
Comunque vada: Grazie Grifone.

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venerdì 15 maggio 2009

Il pagellone di Roby



Atalanta-Genoa=1-1, a cura di Roberto Ursino

RUBI: 7 salva la partita su Floccari, parata assolutamente decisiva. Tempestivo nelle uscite.
SOKRATIS: 5,5 dalla sua parte l'Atalanta sfonda tanto nella prima parte (e lo costringe al fallo da giallo); poi si riprende un pò e prova anche a rendersi pericoloso in area avversaria.
BOCCHETTI: 6,5 la sua migliore prestazione da un mese e mezzo a questa parte; ingaggia corposi duelli con Floccari, a volte soccombendo (ma ci sta contro un grandissimo attaccante) ma spesso avendo la meglio, con grande pulizia, peraltro.
CRISCITO: ? a fasi alterne; nel primo tempo soffre, e si becca il giallo col suo solito intervento da dietro sull'uomo (un suo marchio di fabbrica); sbaglia anche in fase d'impostazione, poi cresce, qualche buon recupero difensivo e l'inserimento decisivo nel finale..non so, il voto datelo voi.
MESTO: 4,5 disastro; il gol lo prendiamo inuna ripartenza dopo che lui, potendo servire il Principe al limite dell'area prova un passaggio errato per Sculli; perde una marea di palloni e per colpa sua per pochissimo non prendiamo il 2-0. Padoin lo fa ammattire. Che devo dire? Ha dei mezzi fisici enormi e anche una discreta tecnica ma è discontinuo da matti..ieri super-dannoso e il Gasp non può far altro che toglierlo.
ROSSI: 6,5
JURIC: 5/6
VdB: s.v.
MILA: 6
MODESTO: 5,5 comincia malissimo con grandi imprecisioni e poco dinamismo; si vede che non ha il ritmo partita; poi meglio nella ripresa.

JANKOVIC: 6 dà verve all'attacco; ma è di una imprecisione esasperante, davvero..si mangia un gol da babbo anche se poi ha la lucidità per mettere in mezzo la palla per Diego nell'azione del gol...per questo gli dò la sufficienza.
PALLADINO: 6.
DIEGO: 6 in ombra per molti tratti, ma con pochi demeriti suoi. si libera bene al 45' ma si perde goffamente facendosi rimontare. Si sbatte ma con poco costrutto; riscatta la sua prova dall'ottima acrobazia nell'azione del pareggio.
SCULLI: 5 prova grigissima, molto imprecisa. E non supporta bene neppure Modesto che su quella fascia avrebbe bisogno di aiuto...e meno male che non c'era Ferreira Pinto, sennò erano guai seri in quella zona!

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lunedì 4 maggio 2009

99 e 100: da Principe a Re!



Il racconto del 100° Derby della Lanterna parte dalla fine. Dalla galoppata solitaria di Palladino, dalla metà campo sguarnita della Samp e dalla tripletta di Diego Milito; dalla panchina rossoblù in piedi al passaggio smarcante di Milanetto, dalla corsa dell'attaccante napoletano che divora metri sotto la Sud e, infine, dal fiato sospeso della Nord. Il goal della definitiva vittoria rossoblù ha avuto un chè di teatrale, una sorta di esecuzione (sportiva s'intende), un rullo di tamburi prima del ko. E poi il clamore. Per chi era allo stadio, ovviamente di fede rossoblù, non poteva esserci miglior epilogo: immaginare lo sgomento dei tifosi blucerchiati di fronte all'incedere veloce di Palladino verso Castellazzi e all'inesorabile terzo goal di Milito. Vincere la stracittadina non basta, è la cartolina il vero trofeo da esibire.
Dopo 44 anni il Genoa fa bottino pieno nei derby, ma soprattutto rimane aggrappato alla zona Champions. La Fiorentina nel pomeriggio aveva battuto il Torino e il posticipo serale, oltre alle tradizionali componenti campanilistiche, diventava un viatico importante della stagione.
E' sempre la tachicardia la vera protagonista dei derby, un battito accelerato che è quasi impazzito quando Pazzini e Cassano hanno calciato alta la palla del possibile vantaggio doriano. Un boato incredulo, invece, ha accompagnato la parata di Castellazzi sul tiro a 90 km/h di Milito. Al vantaggio rossoblù, invece, più che esultare, ho badato alla mia sopravvivenza.
Se la partita di andata era stata brutta, quella di ritorno, pur non essendo Real-Barca, ha offerto emozioni a grappoli: il pareggio di Campagnaro, poco prima dell'intervallo, ha acceso la Sud e riequilibrato l'incontro. La seconda frazione di gioco ha immediatamente riaccelerato i battiti genoani: Sammarco, a pochi metri dalla linea di porta, ha sparato in gradinata il prezioso assist di Lucchini. Poco dopo, invece, sarà Pazzini ad appoggiare fuori di testa. Con l'odore acre dei fumogeni ancora nelle narici, il Genoa ha ripreso a ruminare calcio. In piedi sul mio seggiolino non avrei mai creduto di assistere ad una nuova pagina della recente storia rossoblucerchiata: il pareggio, infatti, sembrava il risultato più probabile. Ma non è stato di questo avviso il Principe che, approffittando di un rimpallo, ha fatto esplodere per la seconda volta la Nord. Tutta la gradinata, tranne una persona: io. Ho assistito quasi sgomento all'intervallo di tempo trascorso tra il rimpallo di Criscito e il goal di Milito, non capivo cosa stesse succedendo. Sono tornato alla realtà grazie alle spinte delle file alle mie spalle. Solamente al 3 a 1 ho potuto gridare la mia gioia al cielo. Non me ne vogliano i miei numerosi amici sampdoriani: ho goduto come un riccio!
Infine, per tutti quelli che lamentano lo scarso fair play in campo, vorrei ricordare che il calcio si chiama così non a caso: le due risse finali fanno parte dello show. Che non si facciano falsi moralismi sulla correttezza, sono situazioni di gioco che ci stanno: gli interpreti ne hanno poi pagato le conseguenze.
Un saluto ai cugini: ci vediamo il prossimo anno!

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lunedì 27 aprile 2009

Firenze chiama, ma il Genoa è assente



Lungo la via Emilia, sotto un autentico nubifragio, ho sorriso e ho pensato: «Ancora la dura legge dell' esodo». Facendo una breve analisi delle ultime grandi uscite del tifo rossoblù, infatti, la costante è una: prospettive disattese. Si potrebbe partire dalla fatal Ravenna, passando per Piacenza, fino ad arrivare alla più recente Mantova. E così, in ottemperanza a questa sadica legge, i 3500 supporters rossoblù hanno assistito ad un copione quasi già scritto. Al Bologna di Papadopulo sono così bastati 10 minuti, tra il 14' e il 24' minuto, per avere ragione di un Genoa troppo brutto per essere vero.

Acqua, tanta acqua. Sia quella scesa dal cielo bolognese, sia quella fatta dalla difesa rossoblù. E dire che la prima vera occasione della partita capita proprio sui piedi di Jankovic: sul cross di Palladino, però, il serbo ciabatta la palla affidandola tranquillamente nelle mani di Colombo. Un minuto dopo il suicidio: Bocchetti, dopo aver salvato a porta vuota, perde ingenuamente il pallone e stende Mingazzini. Rigore netto ed ennesima marcatura per Marco Di Vaio. La frittata è definitivamente servita 10 minuti più tardi: su uno spiovente di Adailton la difesa rossoblù si addormenta, permettendo a Terzi di riscattarsi da una stagione di amare critiche. Ci si aspetterebbe la reazione del Genoa, ma l'unico a crederci è Palladino. Motta stenta a centrocampo, Juric non incide e le fasce sono costantemente tamponate a centrocampo. Dopo il lungo infortunio, Milito stenta in attacco, ma è la squadra tutta a soffrire i tempi della partita.

La ripresa non muta ritmo alla gara: Palladino coglie un palo dopo pochi minuti e poi sarà Olivera, subentrato a Ferrari, ad impegnare Colombo a soli 10 minuti dalla fine. Poco, troppo poco.
Per dovere di cronaca bisogna segnalare che l'arbitro Orsato ha sorvolato su due interventi dubbi in area felsinea: un colpo di mano di Mudingayi e un uscita di Colombo sui piedi di Milito. Ma è altrettanto doveroso ricordare che il Bologna ha sfiorato il colpo del definitivo ko in almeno due situazioni.

Se due indizi fanno una prova, ebbene, la sconfitta di Bologna suona come un campanello di allarme. Non solo perché il Genoa perde il 4° posto a favore della Fiorentina, ma soprattutto per la qualità della prestazione offerta. Poca corsa, disattenzioni in zone nevralgiche del campo e scarsa concretezza sotto porta. Per la prima volta in questa stagione, il Genoa perde due partite consecutive e, dato più preoccupante, non segna da altrettanti turni.
Infine, come se la giornata non fosse stata abbastanza amara, dall'altezza di Pontremoli fino a Rapallo, la musica che mi ha scortato a casa proveniva dalle frequenze di RadioMaria. Ma, ad onor del vero, avevo già espiato le mie colpe sotto la pioggia battente del Dall'Ara.

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domenica 19 aprile 2009

Troppi complimenti!



Dopo la splendida vittoria contro la Juventus, commentare la peggior prestazione stagionale ha davvero un sapore dolce-amaro. La sconfitta della Fiorentina a Udine rende certamente meno aspra la debacle contro la Lazio; ma, proprio in virtù di tale risultato, il capitombolo casalingo accentua il rammarico per non aver incrementato il distacco sulla quinta in classifica. Nonostante il secondo stop patito a Marassi, il Genoa mantiene inalterato il proprio vantaggio sui viola e perde punti solo sulla Roma che ritorna a -5. La classifica replica la situazione di due turni or sono, con la differenza che alla fine della stagione mancano solo sei partite. In virtù di queste considerazioni, la 32esima giornata di campionato può essere catalogata sotto il segno positivo.

Che la partita contro i biancocelesti fosse un pericoloso tranello, ebbene, lo si era capito fin dai primi minuti: troppi i complimenti ricevuti in settimana e squadra apparsa appesantita fin dalle prime battute. Ciononostante i rossoblù hanno creato almeno tre nitide palle goal, occasioni che non sono state concretizzate un pò per bravura di Muslera, un po’ per imprecisione degli attaccanti rossoblù. Nell’altra metà campo anche la Lazio ha saputo impegnare Rubino, dapprima con Zarate e poi con Pandev. I cattivi presagi del primo tempo si sono puntualmente concretizzati nella ripresa: ben imbeccato da Kolarov, l’argentino Zarate ha saputo prendere il tempo a Bocchetti e siglare il vantaggio laziale con un preciso diagonale. Il Genoa, che fino a quel momento non aveva certo disputato una grande prestazione, ma che tutto sommato aveva tenuto discretamente il campo, si è disunito concedendo ampi spazi alla Lazio. Errori a ripetizione hanno lanciato i centravanti romani verso il possibile raddoppio: soltanto il palo e Rubinho hanno permesso alla squadra di Gasperini di limitare il passivo.

Nulla da dire: il Genoa ha meritato la sconfitta. Troppi gli errori commessi: la difesa ha sofferto la velocità di Zarate, il centrocampo ha perso innumerevoli palloni, mentre l’attacco non ha saputo concretizzare le occasioni capitate. Non faccio nomi dei singoli giocatori, perché questo Genoa ha dimostrato di essere una squadra: se si vince tutti assieme, lo si fa anche nella sconfitta. Adesso è necessario tornare umili e affrontare il Bologna con quello spirito guerriero esibito contro la Juve.

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